“Woody Allen. Film, amori e nevrosi”, la biografia di Woody Allen che ho scritto per Sagoma Editore, ritorna nel nordest.
Mercoledì 20 maggio 2026, a Trieste, alla Sala Bazlen del Civico Museo Teatrale “Carlo Schmidt”, presento il libro insieme a Matilde Fontanin. Ore 17.30!
Parleremo dei film vecchi e di quelli recenti, di colonne sonore e comicità, di scandali (se volete, se no anche no) e di amori tormentati, dell’isola di Manhattan e del mondo dello spettacolo americano. Perché Woody Allen è un patrimonio comune da studiare, rileggere, riguardare, amare (se vi va), ripensare.
Uno degli uomini più misantropi del pianeta che è stato anche uno dei più divertenti del Novecento e tra i più profondi osservatori della realtà americana (quando il cinema americano andava in altre direzioni, molto meno adulte).
E da dove è cominciato tutto questo?
“Che Manhattan più che un’isola o una contea di New York sia un luogo di fantasia, il piccolo Allan non lo sa ancora. Ha cinque o sei anni, forse sette, ed è solo un ragazzino di Brooklyn con i capelli rossi, che non è mai uscito dal suo quartiere, e che conosce solo le strade attorno a casa sua. La vera natura di Manhattan la scopre di colpo quando, accanto al papà Martin, Allan sale le scale della metropolitana alla stazione di Times Square e, gradino dopo gradino, vede comparire davanti a sé il paese dei suoi sogni. Ragazze bellissime, signori eleganti, taxi gialli, marines in licenza, cartelloni giganteschi come quello della Camel, che soffia fuori il fumo di una enorme boccata di sigaretta, e poi cinema, teatri, bancarelle, negozi. Rispetto a Midwood il quartiere di Brooklyn dove Allan vive con padre e madre e una compagnia variabile di parenti a rotazione, Manhattan è qualcosa di più di un altro mondo: è un sogno ad occhi aperti. Nei film che Allan già adora la vita è in bianco e nero, ma a Manhattan invece è a colori, e i colori sono molto più sgargianti che nella 12esima Strada Est di Brooklyn.”
Io non mancherei. Se fossi in voi. Essendo me stesso, io non mancherò.
